Mezzana, tra formazione, ricerca e biodiversità
Nella diffusione del Merlot ebbe un ruolo importante anche Mezzana. All’inizio del Novecento, il primo direttore della scuola agraria, Alderige Fantuzzi, insieme all’ingegnere Paleari, contribuì a promuovere la coltivazione del vitigno arrivato da Bordeaux. Furono poi necessari circa settant’anni perché il Merlot si affermasse pienamente come protagonista della produzione cantonale.
Oggi il Centro professionale del verde di Mezzana continua a trasmettere le competenze legate alla terra e alla sua cura. Tra i diversi percorsi professionali propone anche la formazione di vitivinicoltrici e vitivinicoltori, affiancando alla preparazione teorica l’esperienza pratica dell’Azienda agraria cantonale.
Nei vigneti di Mezzana si coltivano Merlot, Chardonnay, Pinot Bianco, Viognier e Doral, ma anche varietà meno consuete come il Solaris, resistente alle principali malattie fungine.
Dal 2006 l’Azienda cura inoltre, in collaborazione con ProSpecieRara, una delle tre collezioni nazionali primarie di vitigni. Qui vengono conservate, osservate e identificate varietà che rischierebbero altrimenti di andare perdute. Questo lavoro ha permesso di riconoscere anche alcuni cloni di Bondola fino ad allora sconosciuti.
Un’attività preziosa, perché tutelare la biodiversità del passato può aiutare a trovare nuove risposte alle sfide della viticoltura futura.
Bianco di Merlot: quando l’apparenza inganna
Una delle particolarità più interessanti della produzione cantonale è il Bianco di Merlot, ottenuto da uve a bacca rossa. Separando rapidamente il mosto dalle bucce, nelle quali sono concentrate le sostanze coloranti, si ricava un vino bianco generalmente fresco, elegante e versatile. La sua diffusione iniziò circa trent’anni fa, quando alcuni produttori decisero di sperimentare una vinificazione alternativa del Merlot. L’intuizione ebbe successo: oggi, a seconda dell’annata, una parte rilevante delle uve viene destinata proprio alla produzione in bianco.
Un piccolo paradosso enologico diventato nel tempo una delle espressioni più rappresentative del Ticino.
Non solo Merlot
Accanto al vitigno simbolo del Cantone trovano spazio varietà internazionali come Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Gamaret, Pinot Nero, Chardonnay e Sauvignon Blanc, che contribuiscono ad ampliare il profilo della produzione ticinese.
Tra le presenze storiche merita una menzione la Bondola, antica uva rossa diffusa soprattutto nel Sopraceneri. Un tempo molto più coltivata, dà origine a vini freschi e decisi, con una spiccata acidità e note che possono ricordare la marasca e la peonia.
Dal 2023, insieme alla rara Bondoletta, è riconosciuta come Presidio Slow Food. Le due varietà hanno così portato per la prima volta un vino svizzero tra i Presidi, contribuendo a preservare una piccola ma preziosa parte della biodiversità locale.
Ronchi e pergole: il vino scritto nel paesaggio
La storia della viticoltura ticinese si legge anche nelle forme del territorio. Nel Sopraceneri resistono i ronchi, terrazzamenti sostenuti da muri in pietra che hanno permesso di coltivare anche i pendii più difficili.
In alcune zone rimangono inoltre tracce della pergola ticinese, un sistema in cui le viti crescevano sopraelevate, sostenute da travi di legno o colonne di pietra. Lo spazio sottostante poteva così essere utilizzato per coltivare cereali e ortaggi.
Non era soltanto una tecnica agricola, ma un modo ingegnoso di organizzare la vita rurale, sfruttando ogni metro di terreno disponibile. Una testimonianza di quando la vite faceva parte dell’economia familiare prima ancora di diventare una produzione specializzata.
Il Ticino del vino, oggi
In poco più di un secolo il Merlot ha trasformato il volto della viticoltura ticinese, adattandosi a suoli e microclimi differenti e dando origine a interpretazioni difficilmente riconducibili a un solo stile.
Intorno a questo protagonista si muove una realtà fatta di piccoli vigneti, tradizioni ancora visibili nel paesaggio, formazione, ricerca e sperimentazione. Il lavoro svolto a Mezzana, la diffusione del Bianco di Merlot e la salvaguardia delle varietà storiche mostrano come il vino ticinese sappia rinnovarsi senza perdere il legame con le proprie radici.
Conoscere i vini del Ticino significa allora scoprire non soltanto cosa nasce a sud delle Alpi, ma come una regione abbia saputo costruire, vendemmia dopo vendemmia, una delle identità enologiche più riconoscibili della Svizzera.