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Matasci Vini

18/05/2026

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Vino in anfora: quando il contenitore ne definisce il carattere

Il modo in cui un vino evolve dipende anche dal contenitore che lo accoglie.
Non solo dal vitigno, dal territorio o dal tempo, ma anche dalla materia con cui il vino entra lentamente in dialogo durante l’affinamento.

 

È da questa relazione silenziosa fra vino e contenitore che nasce il rinnovato interesse per il vino in anfora: una pratica antica che oggi viene reinterpretata con sensibilità contemporanea, alla ricerca di vini più essenziali, dinamici e fedeli alla propria identità.

 

Prima del legno e dell’acciaio, il vino veniva custodito in contenitori di argilla. Una tradizione millenaria, diffusa dal Caucaso al Mediterraneo, che oggi torna al centro della viticoltura contemporanea attraverso materiali e approcci enologici nuovi.

Non tutte le anfore, però, si comportano allo stesso modo.

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Terracotta, ceramica e micro-ossigenazione

Le anfore tradizionali in terracotta sono naturalmente porose e permettono una lenta micro-ossigenazione del vino. 

Questo scambio graduale con l’ossigeno accompagna la maturazione senza trasferire aromi tostati o speziati come accade nel legno.

Negli ultimi anni molte cantine hanno iniziato a utilizzare anche anfore in ceramica tecnica o gres, materiali più stabili e meno permeabili, capaci di lavorare sul vino con maggiore precisione.

A differenza della barrique, l’anfora non cerca di lasciare una firma evidente. Non aggiunge vaniglia o tostature: accompagna lentamente il vino, preservandone freschezza, tensione ed equilibrio.

Anche la forma ha il suo ruolo. La struttura arrotondata favorisce movimenti naturali del liquido e una lenta sospensione delle fecce fini, contribuendo alla complessità del vino.

Sempre più produttori scelgono oggi il vino affinato in anfora come alternativa ai contenitori tradizionali, alla ricerca di vini più essenziali, vibranti e legati al territorio.

L’approccio contemporaneo di Matasci Vini

 

Fra le interpretazioni contemporanee di questo approccio si inserisce anche Keramis Sauvignon Blanc Ticino DOC, un bianco affinato in anfore di ceramica che unisce precisione enologica e sensibilità contemporanea.

Il nome Keramis richiama l’antico termine greco kéramos, da cui deriva anche la parola “ceramica”: un riferimento diretto alla materia che accompagna lentamente l’evoluzione del vino durante l’affinamento.

Per l’enologo Giovanni Alberio, la ceramica rappresenta oggi uno degli strumenti più interessanti per lasciare emergere il carattere varietale del vino senza sovrapposizioni aromatiche, accompagnandone lentamente la maturazione.

Keramis Sauvignon Blanc nasce da vigneti pedecollinari del Mendrisiotto, coltivati su suoli argilloso-calcarei e vendemmiati manualmente nelle ore più fresche della giornata. Le uve vengono pressate a grappolo intero, privilegiando delicatezza e precisione aromatica.

 

Dopo una soffice pressatura a freddo, il mosto riposa a basse temperature prima della fermentazione in acciaio inox, favorendo equilibrio e definizione aromatica. Il vino viene poi trasferito nelle anfore di ceramica da 900 litri, dove affina sulle proprie fecce fini per almeno quindici mesi. Durante i primi mesi vengono effettuate pratiche di batonnage, seguite da un lungo periodo di riposo che accompagna lentamente l’affinamento del vino.

Il Keramis Sauvignon Blanc verrà presentato in anteprima durante Cantine Aperte 2026, offrendo al pubblico la possibilità di scoprire da vicino questa nuova interpretazione dell’affinamento in ceramica.

Accanto al bianco, Matasci sta lavorando anche a un Keramis rosso con uve Petit Verdot,  affinato anch’esso in anfore di ceramica e pronto per l’autunno 2026.

 

Quando la ceramica accompagna il vino

Nel caso del Sauvignon Blanc, la scelta della ceramica permette di preservare freschezza, slancio e precisione aromatica, evitando che il contenitore sovrasti il carattere del vitigno.

Nel calice il Keramis Bianco si presenta con un giallo paglierino di media intensità. All’olfatto emergono note di frutti gialli esotici, sfumature minerali ed erbe aromatiche mediterranee. Al palato colpiscono freschezza, energia e dinamismo gustativo, sostenuti da una marcata impronta minerale e da un finale lungo e persistente. È quella sensazione di tensione e freschezza che nel linguaggio del vino viene spesso definita “verticalità”, in contrapposizione a vini più morbidi e avvolgenti.

È proprio qui che la ceramica mostra il suo potenziale: non trasformare il vino, ma accompagnarlo con discrezione, lasciando emergere materia, profondità ed equilibrio.

Forse è proprio questo il fascino dell’anfora oggi: togliere più che aggiungere. Lasciare al vino il tempo di respirare, maturare e raccontarsi con meno filtri.

Linea Enoteca 

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Vini pregiati 
 by Matasci 

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