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Matasci Vini

01/10/2026

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Vino in anfora: quando il contenitore ne definisce il carattere

Il modo in cui un vino evolve dipende anche dal contenitore che lo accoglie.
Non solo dal vitigno, dal territorio o dal tempo, ma anche dalla materia con cui il vino entra lentamente in dialogo durante l’affinamento.

 

È da questa relazione silenziosa fra vino e contenitore che nasce il rinnovato interesse per il vino in anfora: una pratica antica che oggi viene reinterpretata con sensibilità contemporanea, alla ricerca di vini più essenziali, dinamici e fedeli alla propria identità.

 

Prima del legno e dell’acciaio, il vino veniva custodito in contenitori di argilla. Una tradizione millenaria, diffusa dal Caucaso al Mediterraneo, che oggi torna al centro della viticoltura contemporanea attraverso materiali e approcci enologici nuovi.

Non tutte le anfore, però, si comportano allo stesso modo.

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Terracotta, ceramica e micro-ossigenazione

Le anfore tradizionali in terracotta sono naturalmente porose e permettono una lenta micro-ossigenazione del vino. 

Questo scambio graduale con l’ossigeno accompagna la maturazione senza trasferire aromi tostati o speziati come accade nel legno.

Negli ultimi anni molte cantine hanno iniziato a utilizzare anche anfore in ceramica tecnica o gres, materiali più stabili e meno permeabili, capaci di lavorare sul vino con maggiore precisione.

A differenza della barrique, l’anfora non cerca di lasciare una firma evidente. Non aggiunge vaniglia o tostature: accompagna lentamente il vino, preservandone freschezza, tensione ed equilibrio.

Anche la forma ha il suo ruolo. La struttura arrotondata favorisce movimenti naturali del liquido e una lenta sospensione delle fecce fini, contribuendo alla complessità del vino.

Sempre più produttori scelgono oggi il vino affinato in anfora come alternativa ai contenitori tradizionali, alla ricerca di vini più essenziali, vibranti e legati al territorio.

L’approccio contemporaneo di Matasci Vini

 

Fra le interpretazioni contemporanee di questo approccio si inserisce anche Keramis Sauvignon Blanc Ticino DOC, un bianco affinato in anfore di ceramica che unisce precisione enologica e sensibilità contemporanea.

Il nome Keramis richiama l’antico termine greco kéramos, da cui deriva anche la parola “ceramica”: un riferimento diretto alla materia scelta per accompagnare l’evoluzione del vino.

Per l’enologo Giovanni Alberio, la ceramica rappresenta oggi uno degli strumenti più interessanti per lasciare al vitigno la parola: non apporta aromi propri e permette al Sauvignon Blanc di esprimere il suo carattere, accompagnandone la maturazione senza sovrapposizioni aromatiche.

Keramis Sauvignon Blanc nasce da vigneti pedecollinari del Mendrisiotto, coltivati su suoli argilloso-calcarei. Le uve vengono vendemmiate manualmente nelle ore più fresche della giornata e pressate a grappolo intero, privilegiando delicatezza e precisione aromatica.

 

Dopo una soffice pressatura a freddo, il mosto riposa a basse temperature prima della fermentazione in acciaio inox, favorendo equilibrio e definizione aromatica. Il vino viene poi trasferito nelle anfore di ceramica da 900 litri, dove rimane sulle fecce fini per almeno quindici mesi. Nei primi mesi il bâtonnage mantiene le fecce in sospensione; segue un lungo periodo di riposo, durante il quale il vino prosegue la sua evoluzione in anfora.

Keramis Sauvignon Blanc è stato presentato in anteprima durante Cantine Aperte 2026, offrendo al pubblico la possibilità di scoprire questa nuova interpretazione dell’affinamento in ceramica.

Lo stesso percorso prosegue oggi con Keramis Rosso, a base di uve Petit Verdot e affinato anch’esso in anfore di ceramica. Il vino sarà presentato per la prima volta al pubblico in occasione di Ori del Ticino, venerdì 9 e sabato 10 ottobre, dalle 14:00 alle 20:00, al Caveau Ticino Matasci.

Un’occasione per assaggiarlo in anteprima, insieme ai vini ticinesi premiati con la Medaglia d’Oro nel 2026.

 

Quando la ceramica accompagna il vino

 

Nel caso del Sauvignon Blanc, la scelta della ceramica permette di preservare freschezza, slancio e precisione aromatica, evitando che il contenitore sovrasti il carattere del vitigno.

Nel calice, Keramis Bianco si presenta con un giallo paglierino di media intensità. All’olfatto emergono note di frutti gialli esotici, sfumature minerali ed erbe aromatiche mediterranee. Al palato è fresco, energico e dinamico, con una marcata impronta minerale e un finale lungo e persistente.

Quella sensazione di tensione e slancio viene spesso definita, nel linguaggio del vino, “verticalità”: un carattere che si contrappone alla maggiore morbidezza e rotondità di altri stili.

Ed è qui che la ceramica mostra il suo potenziale: accompagnare il vino senza sovrapporsi, lasciandogli il tempo e lo spazio per esprimersi.

Forse è proprio questo il fascino dell’anfora oggi: togliere più che aggiungere. Lasciare al vino il tempo di maturare e raccontarsi con meno filtri.

Linea Enoteca 

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Vini pregiati 
 by Matasci 

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