Dalla gerla all’elicottero
Nei vigneti più accessibili, attrezzature e raccolto possono essere movimentati con mezzi agricoli. Sui pendii più difficili, invece, la meccanizzazione incontra i propri limiti.
Un tempo l’uva veniva caricata nelle gerle e portata a spalla fino a un punto accessibile. Oggi esistono altri strumenti. In situazioni particolari, come abbiamo documentato sopra Orselina, l’elicottero permette di trasferire le casse dal vigneto fino al punto raggiungibile dal camion.
Gli strumenti cambiano, la geografia no: la tecnologia permette di superare, almeno in parte, i limiti imposti dall’accessibilità e di continuare a coltivare luoghi difficili da raggiungere con i mezzi convenzionali.
Perché preservare i vigneti più difficili?
Tra il 1990 e il 2020 il Ticino ha perso circa il 40% della propria superficie vitata, con una diminuzione ancora più marcata nelle categorie di vigneti più difficili da gestire.
Continuare a lavorare questi pendii significa anche contribuire alla conservazione di un paesaggio modellato nel tempo dall’uomo. Ronchi, terrazzamenti e vigneti di collina fanno parte della storia agricola e vitivinicola del Ticino.
Coltivare questi luoghi significa quindi mantenere vivo un paesaggio, ma anche il sapere e il lavoro che lo hanno costruito nel tempo.
Dai vigneti ticinesi alla cantina Matasci
Tra i viticoltori con cui Matasci collabora per la produzione dei suoi vini ci sono anche realtà che coltivano vigneti in condizioni difficili, su pendii dove la conformazione del terreno limita la meccanizzazione e richiede più lavoro manuale e soluzioni particolari anche al momento della vendemmia.
Anche in un momento di difficoltà per il settore vitivinicolo, questa collaborazione continua. Lavorare con le uve provenienti da questi vigneti significa contribuire alla continuità di una viticoltura tanto impegnativa quanto importante per il territorio. Coltivare questi pendii vuol dire infatti mantenere vive superfici vitate, preservare il paesaggio e dare valore al lavoro di chi continua a prendersene cura. Un impegno che, quando passa di generazione in generazione, mantiene viva una tradizione, ma la cui continuità non è scontata: la difficoltà del lavoro in vigna rende sempre più importante trovare chi scelga di portarlo avanti.
Le uve coltivate anche nei vigneti più difficili arrivano così in cantina e proseguono il loro percorso attraverso la vinificazione e l’affinamento, diventando parte dei vini Matasci. Un percorso che lega il lavoro dei viticoltori alla cantina e contribuisce a valorizzare il territorio da cui tutto ha origine.