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Matasci Vini

28/09/2026

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Viticoltura eroica in Ticino: quando l’uva prende il volo

Un elicottero sorvola il vigneto. Sotto, sospese al cavo, viaggiano casse colme di uva appena vendemmiata. Pochi istanti di volo e il raccolto raggiunge il camion che lo porterà in cantina.

È una scena insolita, che abbiamo raccontato in un reel durante la vendemmia sopra Orselina. 

 

Ma dietro l’immagine spettacolare c’è soprattutto una necessità: su alcuni pendii ticinesi, anche portare l’uva dai filari alla strada può diventare una sfida. È da qui che possiamo partire per capire cosa significa davvero parlare di viticoltura eroica in Ticino..

Che cosa significa viticoltura eroica?

Il CERVIM, organismo internazionale dedicato alla viticoltura di montagna e in forte pendenza, identifica alcune condizioni specifiche: pendenze superiori al 30%, altitudini oltre i 500 metri, coltivazioni su terrazze o gradoni e viticoltura delle piccole isole. Rientrano nella definizione i vigneti che presentano almeno una di queste condizioni.

Il Ticino conosce bene alcune di queste realtà. I vigneti si distribuiscono indicativamente tra 220 e 700 metri di altitudine e, secondo Ticinowine, circa un terzo della superficie vitata presenta una pendenza del 30%. Ma la pendenza racconta solo una parte della storia.

 

Quanto è difficile coltivare un vigneto ticinese?

Per capire quanto possa essere complesso lavorare un vigneto non basta misurarne l’inclinazione.

L’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSL, insieme a Federviti, ha sviluppato un metodo per valutare la complessità strutturale e gestionale dei vigneti sudalpini.

L’analisi considera pendenza, accessibilità, distanza e dislivello dalla strada carrozzabile, morfologia e contesto del vigneto. Sviluppata inizialmente su una parte del territorio, la metodologia è stata successivamente applicata all’intero Ticino.

Su 1’151 ettari analizzati, 254 sono stati classificati come difficoltosi, 104 come impegnativi e 28 come eroici, pari a circa il 2,5%.

Dietro questi numeri ci sono parcelle dove lavorare richiede più tempo, più interventi manuali e soluzioni adatte alla geografia del luogo.

Dalla gerla all’elicottero

Nei vigneti più accessibili, attrezzature e raccolto possono essere movimentati con mezzi agricoli. Sui pendii più difficili, invece, la meccanizzazione incontra i propri limiti.

Un tempo l’uva veniva caricata nelle gerle e portata a spalla fino a un punto accessibile. Oggi esistono altri strumenti. In situazioni particolari, come abbiamo documentato sopra Orselina, l’elicottero permette di trasferire le casse dal vigneto fino al punto raggiungibile dal camion.

Gli strumenti cambiano, la geografia no: la tecnologia permette di superare, almeno in parte, i limiti imposti dall’accessibilità e di continuare a coltivare luoghi difficili da raggiungere con i mezzi convenzionali.

 

Perché preservare i vigneti più difficili?

Tra il 1990 e il 2020 il Ticino ha perso circa il 40% della propria superficie vitata, con una diminuzione ancora più marcata nelle categorie di vigneti più difficili da gestire.

Continuare a lavorare questi pendii significa anche contribuire alla conservazione di un paesaggio modellato nel tempo dall’uomo. Ronchi, terrazzamenti e vigneti di collina fanno parte della storia agricola e vitivinicola del Ticino.

Coltivare questi luoghi significa quindi mantenere vivo un paesaggio, ma anche il sapere e il lavoro che lo hanno costruito nel tempo.

 

Dai vigneti ticinesi alla cantina Matasci

Tra i viticoltori con cui Matasci collabora per la produzione dei suoi vini ci sono anche realtà che coltivano vigneti in condizioni difficili, su pendii dove la conformazione del terreno limita la meccanizzazione e richiede più lavoro manuale e soluzioni particolari anche al momento della vendemmia.

 

Anche in un momento di difficoltà per il settore vitivinicolo, questa collaborazione continua. Lavorare con le uve provenienti da questi vigneti significa contribuire alla continuità di una viticoltura tanto impegnativa quanto importante per il territorio. Coltivare questi pendii vuol dire infatti mantenere vive superfici vitate, preservare il paesaggio e dare valore al lavoro di chi continua a prendersene cura. Un impegno che, quando passa di generazione in generazione, mantiene viva una tradizione, ma la cui continuità non è scontata: la difficoltà del lavoro in vigna rende sempre più importante trovare chi scelga di portarlo avanti.

 

Le uve coltivate anche nei vigneti più difficili arrivano così in cantina e proseguono il loro percorso attraverso la vinificazione e l’affinamento, diventando parte dei vini Matasci. Un percorso che lega il lavoro dei viticoltori alla cantina e contribuisce a valorizzare il territorio da cui tutto ha origine.

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