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Matasci Vini

27/07/2026

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Tessiner Weine: Geschichten und Rebsorten südlich der Alpen

Im Süden der Schweiz, jenseits der Alpen, verändern sich Landschaft und Klima. Palmen wachsen neben terrassierten Weinbergen, die Berge spiegeln sich in den Seen und aus einer roten Traube entsteht einer der charakteristischsten Weissweine der Region.

Das ist das Weinland Tessin, die einzige Schweizer Weinbauregion, die vollständig südlich der Alpen liegt. Ein flächenmässig kleines Gebiet, das überraschend reich an Facetten ist.

Reichliche Niederschläge wechseln sich mit grosszügigem Sonnenschein ab. 

Die Reben wachsen zwischen Seen und Tälern, an sanften Hängen oder auf Terrassen, die von Steinmauern gestützt werden. Viele Arbeiten erfordern dort noch heute grosse Sorgfalt und viel Handarbeit.

In diesem Gleichgewicht der Gegensätze hat der Merlot seine zweite Heimat gefunden und ist zum Symbol des Tessiner Weins geworden. Doch hinter seinem Erfolg stehen vielfältige Böden, alte Rebsorten und eine Geschichte, die sich weiterentwickelt, ohne die Verbindung zu ihren Ursprüngen zu verlieren.

Sopraceneri und Sottoceneri: Die Rebe verändert die Landschaft

Beim Überqueren des Monte Ceneri verändert sich die Weinlandschaft des Tessins. 

Im Norden liegt das Sopraceneri, im Süden das Sottoceneri: zwei benachbarte Gebiete, die jedoch von unterschiedlichen Böden, 

Landschaften und klimatischen Einflüssen geprägt sind.

 

Im Sopraceneri wachsen die Reben häufig auf kleinen Parzellen an steilen Hängen.

Die über Jahrhunderte von Gletschern und Wasserläufen geformten Böden sind überwiegend granithaltig, steinig und reich an Sand und Schluff. Die Nähe zu den Alpen trägt zur Entstehung frischer, eleganter, bisweilen etwas herberer Weine bei, die sich über lange Zeit entwickeln können.

Im Süden, zwischen dem Luganersee und dem Mendrisiotto, wird die Landschaft offener und das Klima ist im Allgemeinen wärmer.

Die ton- und kalkreichen Böden begünstigen weiche, intensive und strukturierte Merlots.

Nur wenige Kilometer trennen diese beiden Gebiete, und dennoch bringt dieselbe Rebsorte ihre Unterschiede deutlich zum Ausdruck. 

Dies ist einer der faszinierendsten Aspekte des Tessiner Weins: Seine Identität ist unverkennbar, aber niemals einheitlich.

 

Merlot – seit 1906 im Tessin zu Hause

Die Rebe wird im Tessin seit über zweitausend Jahren kultiviert, doch die Geschichte des modernen Weinbaus beginnt im Jahr 1906.

Nach den verheerenden Schäden durch die Reblaus wurden die ersten Merlot-Setzlinge aus Bordeaux eingeführt. 

Die Rebsorte passte sich so gut an das lokale Klima und die Böden an, dass sie sich nach und nach im gesamten Kanton verbreitete.

 

2026 jährt sich somit die Ankunft des Merlots im Tessin zum 120. Mal.

Gemäss dem kantonalen Weinlesebericht 2025 umfasst die Rebfläche des Tessins 1’115 Hektar. Rund 833 Hektar davon sind mit Merlot bepflanzt – fast drei Viertel der gesamten Rebfläche. Eine dominierende Präsenz, die jedoch alles andere als eintönig ist.

Der Tessiner Merlot kann sowohl junge, unkomplizierte Rotweine als auch tiefgründige, langlebige Weine hervorbringen, die in Stahltanks, Betonbehältern, Holzfässern oder Amphoren ausgebaut werden. Er kann zudem als Rosé, Schaumwein und sogar als Weisswein vinifiziert werden.

Auch die Struktur des lokalen Weinbaus hält eine Überraschung bereit: Fast die Hälfte der Winzerinnen und Winzer der italienischen Schweiz bewirtschaftet Flächen von weniger als 1’000 m². Ein Mosaik aus kleinen Weinbergen, das die Verbindung zwischen den Reben, den Familien und dem Gebiet lebendig hält.

 

Mezzana, tra formazione, ricerca e biodiversità

Nella diffusione del Merlot ebbe un ruolo importante anche Mezzana. All’inizio del Novecento, il primo direttore della scuola agraria, Alderige Fantuzzi, insieme all’ingegnere Paleari, contribuì a promuovere la coltivazione del vitigno arrivato da Bordeaux. Furono poi necessari circa settant’anni perché il Merlot si affermasse pienamente come protagonista della produzione cantonale.

Oggi il Centro professionale del verde di Mezzana continua a trasmettere le competenze legate alla terra e alla sua cura. Tra i diversi percorsi professionali propone anche la formazione di vitivinicoltrici e vitivinicoltori, affiancando alla preparazione teorica l’esperienza pratica dell’Azienda agraria cantonale.

Nei vigneti di Mezzana si coltivano Merlot, Chardonnay, Pinot Bianco, Viognier e Doral, ma anche varietà meno consuete come il Solaris, resistente alle principali malattie fungine.

Dal 2006 l’Azienda cura inoltre, in collaborazione con ProSpecieRara, una delle tre collezioni nazionali primarie di vitigni. Qui vengono conservate, osservate e identificate varietà che rischierebbero altrimenti di andare perdute. Questo lavoro ha permesso di riconoscere anche alcuni cloni di Bondola fino ad allora sconosciuti.

Un’attività preziosa, perché tutelare la biodiversità del passato può aiutare a trovare nuove risposte alle sfide della viticoltura futura.

 

Bianco di Merlot: quando l’apparenza inganna

Una delle particolarità più interessanti della produzione cantonale è il Bianco di Merlot, ottenuto da uve a bacca rossa. Separando rapidamente il mosto dalle bucce, nelle quali sono concentrate le sostanze coloranti, si ricava un vino bianco generalmente fresco, elegante e versatile. La sua diffusione iniziò circa trent’anni fa, quando alcuni produttori decisero di sperimentare una vinificazione alternativa del Merlot. L’intuizione ebbe successo: oggi, a seconda dell’annata, una parte rilevante delle uve viene destinata proprio alla produzione in bianco.

Un piccolo paradosso enologico diventato nel tempo una delle espressioni più rappresentative del Ticino.

 

Non solo Merlot

Accanto al vitigno simbolo del Cantone trovano spazio varietà internazionali come Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Gamaret, Pinot Nero, Chardonnay e Sauvignon Blanc, che contribuiscono ad ampliare il profilo della produzione ticinese.

Tra le presenze storiche merita una menzione la Bondola, antica uva rossa diffusa soprattutto nel Sopraceneri. Un tempo molto più coltivata, dà origine a vini freschi e decisi, con una spiccata acidità e note che possono ricordare la marasca e la peonia.

Dal 2023, insieme alla rara Bondoletta, è riconosciuta come Presidio Slow Food. Le due varietà hanno così portato per la prima volta un vino svizzero tra i Presidi, contribuendo a preservare una piccola ma preziosa parte della biodiversità locale.

 

Ronchi e pergole: il vino scritto nel paesaggio

La storia della viticoltura ticinese si legge anche nelle forme del territorio. Nel Sopraceneri resistono i ronchi, terrazzamenti sostenuti da muri in pietra che hanno permesso di coltivare anche i pendii più difficili.

In alcune zone rimangono inoltre tracce della pergola ticinese, un sistema in cui le viti crescevano sopraelevate, sostenute da travi di legno o colonne di pietra. Lo spazio sottostante poteva così essere utilizzato per coltivare cereali e ortaggi.

Non era soltanto una tecnica agricola, ma un modo ingegnoso di organizzare la vita rurale, sfruttando ogni metro di terreno disponibile. Una testimonianza di quando la vite faceva parte dell’economia familiare prima ancora di diventare una produzione specializzata.

 

Il Ticino del vino, oggi

In poco più di un secolo il Merlot ha trasformato il volto della viticoltura ticinese, adattandosi a suoli e microclimi differenti e dando origine a interpretazioni difficilmente riconducibili a un solo stile.

Intorno a questo protagonista si muove una realtà fatta di piccoli vigneti, tradizioni ancora visibili nel paesaggio, formazione, ricerca e sperimentazione. Il lavoro svolto a Mezzana, la diffusione del Bianco di Merlot e la salvaguardia delle varietà storiche mostrano come il vino ticinese sappia rinnovarsi senza perdere il legame con le proprie radici.

Conoscere i vini del Ticino significa allora scoprire non soltanto cosa nasce a sud delle Alpi, ma come una regione abbia saputo costruire, vendemmia dopo vendemmia, una delle identità enologiche più riconoscibili della Svizzera.

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