Il Sangiovese, il filo rosso della Toscana
Chianti Classico, Brunello di Montalcino, Vino Nobile di Montepulciano: tre vini con identità proprie, accomunati da un grande protagonista, il Sangiovese.
È uno dei vitigni più importanti della Toscana e ha una particolare capacità di restituire espressioni diverse a seconda del luogo in cui viene coltivato e delle scelte produttive.
Anche i nomi raccontano questa storia. A Montalcino il Sangiovese è tradizionalmente chiamato Brunello; a Montepulciano Prugnolo Gentile.
Seguire il Sangiovese attraverso la Toscana diventa così un modo interessante per leggere il territorio: il vitigno rimane, la sua interpretazione cambia.
Chianti Classico: e quel Gallo Nero?
Quel Gallo Nero sulle bottiglie non è soltanto un simbolo riconoscibile. Identifica il Chianti Classico, denominazione legata al territorio storico tra Firenze e Siena.
Qui vale la pena chiarire subito un equivoco frequente: Chianti e Chianti Classico non sono due livelli qualitativi dello stesso vino, ma denominazioni distinte, con territori e disciplinari propri.
Anche all'interno del Chianti Classico esistono differenze. Accanto ad Annata e Riserva troviamo la Gran Selezione, al vertice della piramide della denominazione. Per quest'ultima il disciplinare prevede almeno il 90% di Sangiovese e consente di indicare in etichetta una delle 11 UGA, Unità Geografiche Aggiuntive, create per valorizzare in modo più preciso le diverse provenienze all'interno del territorio.
Dietro un nome conosciuto in tutto il mondo, insomma, c'è una geografia del vino molto più articolata di quanto sembri.
Montalcino: stesso vitigno, un'altra storia
Il Sangiovese è lo stesso. Il contesto cambia.
A sud di Siena arriviamo a Montalcino, dove il Sangiovese è tradizionalmente chiamato Brunello.
Il Brunello di Montalcino DOCG è ottenuto esclusivamente da Sangiovese e il tempo è parte integrante della sua identità: può essere immesso sul mercato dal 1° gennaio del quinto anno successivo alla vendemmia, dopo un periodo che comprende almeno due anni in legno e quattro mesi in bottiglia. Per la Riserva l'attesa si prolunga di un altro anno.
Accanto al Brunello troviamo il Rosso di Montalcino DOC, prodotto con lo stesso vitigno nello stesso territorio, ma pensato per essere apprezzato più giovane.
È un confronto interessante: stessa uva e stesso luogo possono dare origine a vini con tempi e vocazioni differenti.
Montepulciano: qui il nome inganna
Domanda da enoteca: con quale uva si produce il Vino Nobile di Montepulciano?
Se avete risposto “Montepulciano”, l'equivoco è comprensibile.
Montepulciano, in questo caso, è il luogo: la cittadina toscana in provincia di Siena dove nasce il Vino Nobile. L'uva principale è invece ancora una volta il Sangiovese, chiamato tradizionalmente Prugnolo Gentile, che deve rappresentare almeno il 70% dell'uvaggio.
Il vitigno Montepulciano esiste, naturalmente, ma è tutt'altra cosa e ci porta soprattutto verso altre zone dell'Italia centrale.
Un nome, due significati completamente diversi: una distinzione semplice da ricordare una volta scoperta.
Bolgheri: prima il vino, poi le regole
Verso la costa la storia cambia decisamente.
A Bolgheri acquistano un ruolo centrale Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc, le tre principali varietà internazionali coltivate nel territorio.
La parte più affascinante, però, è capire come Bolgheri sia arrivata a diventare sinonimo di grandi rossi.
La svolta moderna parte dal Sassicaia. La prima annata commercializzata fu la 1968, presentata sul mercato nel 1972, quando i vini di questo tipo non trovavano ancora spazio nelle denominazioni prestigiose dell'epoca.
In quegli anni iniziò a diffondersi anche il termine Supertuscan, utilizzato per vini toscani di alta qualità prodotti fuori dagli schemi delle denominazioni tradizionali, spesso anche con Cabernet e Merlot. Ma attenzione: Supertuscan non significa Bolgheri e non è una denominazione. Tignanello e Solaia, per esempio, appartengono alla stessa storia ma sono nati nel territorio del Chianti Classico.
E qui arriva una delle curiosità più interessanti.
Quando la DOC Bolgheri nacque nel 1983, il disciplinare contemplava soltanto vini bianchi e rosati. I rossi che stavano costruendo la reputazione del territorio ne rimanevano fuori. Solo nel 1994 la normativa venne modificata riconoscendo ufficialmente Bolgheri Rosso e Bolgheri Superiore.
In questo caso si può davvero dire che, almeno in parte, il vino sia arrivato prima delle regole.